J.S.Bach e la musica “antica”
J.S.Bach e la musica “antica”
di Maria Assunta Gardini
13 dicembre 2025
La raccolta di 24 Preludi e Fughe pubblicata nel 1722 da J.S.Bach col titolo “Das Wohltemperierte Clavier”, (tradotto in italiano “Il Clavicembalo ben temperato”), è sicuramente una raccolta di brani musicali non composti per essere eseguiti su di un pianoforte moderno, se non altro perché tale strumento, a quei tempi, non era ancora in uso.
La presenza del termine “clavier” nel titolo, indica con evidenza quali dovessero essere gli strumenti sui quali Bach voleva venissero eseguiti i brani contenuti nella raccolta e, all’epoca erano “clavier” gli strumenti a tastiera in uso, ossia il clavicembalo, la spinetta, l’organo, il clavicordo; aggiungo che se l’Autore avesse voluto lasciare piena libertà di scelta dello strumento con cui suonare era d’abitudine, nella musica barocca e rinascimentale apporre la frase “per ogni sorta di strumento”.
Ciononostante innumerevoli concertisti e compositori di ogni tipo in epoche successive lo hanno eseguito su moltissimi altri strumenti e soprattutto lo hanno copiosamente eseguito sui pianoforti “moderni” ! Ma malgrado queste “filologiche ” trasgressioni, la diffusione della musica di Bach non si è praticamente mai arrestata, anzi la sua conoscenza è stata maggiormente favorita da queste frequenti violazioni ed oggi è riconosciuta la sua grande lungimiranza per il consolidato avvento del sistema temperato, ed il grande genio di Bach è stato globalmente compreso, attribuendogli un ruolo fondamentale nella storia della musica.
Fra i grandi concertisti-compositori che si cimentarono e confrontarono con la non facile esecuzione al pianoforte di alcune opere di Bach, voglio ricordare Robert Schumann che arrivò pure a proporre ad un Conservatorio di Lipsia l’acquisto di un pianoforte speciale a pedali per poter meglio eseguire i brani organistici.
La domanda ora è : oggi come e su quale strumento è giusto eseguire le opere per “clavier” di J.S.Bach?
Se si volesse essere “tout court” filologicamente corretti, sarebbe logico doverle eseguire sulle tastiere coeve all’Autore e quindi su degli strumenti d’epoca, cosa non facile dato i molti lustri trascorsi da quando sono state create e di strumenti d’epoca giunti a noi ben conservati penso ce ne siano rimasti veramente pochini, certamente si possono restaurare o costruire strumenti moderni secondo i carismi dei tempi antichi… ma poi anche questo non sarebbe sufficiente perché occorrerebbe saper leggere correttamente il “testo musicale” seguendo scrupolosamente le regole fissate ai tempi della stesura dell’opera ma poi anche questo non basterebbe ancora perché ci sarebbe anche il problema dell’accordatura (o meglio del temperamento) dello strumento in uso.
Ecco qui la questione si fa sempre più spinosa perché, nonostante la grande promessa del Teorico e Maestoso J.S.Bach di voler comporre 24 Preludi e Fughe (+ altri 24 Preludi e Fughe in una seconda raccolta datata 1744) utilizzando un “temperamento equabile”, ossia impiegando suoni estratti da ottave ciascuna divisa in 12 semitoni di uguale grandezza, ci sono diversi teorici e studiosi che sostengono che l’opera di Bach propone, in definitiva “un BUON temperamento” (il titolo dell’opera si definisce per l’appunto “ben temperato”) intendendo per “BUON” il risultato di compromessi accettabili fra le diverse altezze presenti nelle differenti tonalità, al fine di giungere ad un’accordatura che di fronte a certe “durezze” o dissonanze poco gradite alle orecchie, Bach stesso (sappiamo essere stato anche un valido organaro) abbia provveduto a lievi spostamenti degli intervalli, salvaguardando un a certa “inegualità” per poter conservare una più ricca sfumatura di colori fra le diverse tonalità.
E quindi ?!! Fino a che punto era veramente equabile il temperamento usato ed inteso da Bach ?
Citando una famosa frase : ” l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare ?” (Gino Bartali)
Ma no! Ormai le decisioni sono state prese, i pianoforti moderni hanno consolidato il “temperamento equabile” e le nostre orecchie si sono già ampiamente ambiente alla nuova accordatura.
E’ vero le svariate interpretazioni avvenute nel tempo hanno il più delle volte trasgredito le logiche e le direttive filologiche ma se non fosse stato così probabilmente di Bach non ci sarebbe al presente più traccia se non in qualche ristretto circolo di musicofili adepti alla musica “antica”: tutte le interpretazioni, anche le più personali, cercano di trasferire la musica “antica” al presente, anche se non sono legate e corrette sotto il profilo filologico.
In conclusione, io ritengo che essere fedeli ad un’opera non significhi unicamente (esclusivamente) seguire gli schemi e gli standard esecutivi dell’epoca in cui è stata creata quell’opera, penso che l’interprete possa anche tenere un approccio maggiormente svincolato e libero e suonare seguendo il gusto dell’epoca storica nella quale egli vive e si vive e, così facendo, cercare di unire l’insegnamento di un passato che ha ancora tante cose da dire con la sensibilità ed il gusto di un presente che vive.
La nuova esecuzione piacere ? non piacerà?
Nessun problema se non dovesse piacere, scomparirà presto sommersa dalle inesorabili nebbie dell’oblio.
…. ma questo è ancora un altro discorso.

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